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Caltagirone: “ho rinunciato al mio tampone per lasciarlo a chi ne ha più bisogno”

Caltanissetta – La grinta è sempre la stessa ma la rabbia sale. Capita quando ci si trova a svolgere il difficile compito di direttore generale in tempo di coronavirus. Certo nessuno si sarebbe aspettato un flagello simile, ma la direzione generale dell’azienda sanitaria locale da un lato non molla e continua, schiena dritta a lavorare, dall’altro guarda con disincanto l’atteggiamento della città di Gela da dove arrivano notizie discordanti, accuse e attribuzioni di responsabilità generiche.

Direttore qual è la situazione al momento?

“Abbiamo pensato all’organizzazione dei servizi; i medici mi dicono che tutto si svolge secondo lo schema. Del resto il fenomeno della pandemia, nel nostro territorio, rispetto a realtà di frontiera è contenuto e questo ci conforta, ma leggere in continuazione notizie allarmistiche che, non fanno bene alla popolazione è veramente disarmante. Non solo, allarmistiche e discordanti, tanto che la gente, già provata è confusa. Non voglio applausi ma si punta l’indice su un reparto non  ancora aperto quando il termine della consegna dei lavori era il 10 aprile; nessuno pensa che il reparto era stato soppresso e non certo da noi e adesso è stato ripristinato: a questo non ci pensa nessuno. A questo punto possono pensare che le nostre direttive non vengano seguite, quindi si facciano nomi e cognomi su chi non svolge il suo compito”.

E i Dispositivi di protezione individuale? 

“I dispositivi ci sono e vengono distribuiti regolarmente secondo le adeguate necessità. Se però si pensa che ad ogni visita ad un paziente positivo si debba cambiare una tuta e tutto il corredo di protezione, allora  i materiali che forniamo non basteranno mai. Ma non è così che funziona.  Basta cambiare i guanti. I caschi per esempio non sono monouso ma monopaziente. Poi, avete sentito che esistono i blocchi ed i sequestri che creano ulteriori problemi. Certo si deve capire se c’è qualcosa che non funziona in questo sistema e lo vedremo appena si calmeranno le acqua. Comunque mi sento di rassicurare la popolazione sul fatto che i dispositivi sono sufficienti”.

 

Ci dicono che i soggetti in quarantena non vengono sottoposti a tampone

“Abbiamo avuto la disposizione il 31 marzo ed, ad oggi, 4 aprile ne  avevamo a disposizione 1.200 e ne abbiamo già fatti quasi il 50%, non mi sembra un numero da poco. Abbiamo punti di riferimento in tutta la provincia e funzionano. Capite che le richieste sono tante ma cerchiamo di evaderle tutte, con le difficoltà che si possono immaginare. Se poi ognuno non può aspettare un minuto in più.. diventa veramente impossibile”.

 

Sul piano personale, come affronta questa prova?

“Sono arrabbiato e stressato ma sempre motivato, meno di fronte ad atteggiamenti negativi. Non torno dalla mia famiglia da un mese. Tuttavia constato che il sistema funziona. Abbiamo un numero di positivi contenuto e questo mi conforta anche se siamo preparati al peggio p pensiamo di poterlo affrontare. Mi sconforta il fatto di sentire da Gela notizie e commenti che non si allineano con la mole di lavoro che questa direzione affronta ogni giorno. Ci sono giornate che finiamo anche a mezzanotte e voi sapete che siamo sulla breccia ogni giorno senza posa. Posso assicurare che lavoriamo per voi senza posa. Io non faccio il tampone per lasciare il mio a chi ne ha più bisogno.

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