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Assemblea cittadina No Inceneritore alle mura Federiciane.

La vicenda che ancora una volta sconvolge il passato di Gela.

Si dice che gli umili di Verga siano stati creati per non provare illusioni, come se lo scrittore volesse in qualche modo, attraverso le sue parole, far comprendere il peso della realtà, tanto forte da essere capace di annientare i sogni dei Siciliani.

Oggi mi si gela il sangue nelle vene quando rileggo le storie di poveri pescatori e di poveri giovani trascinati nella ghigliottina del pregiudizio, dell’insuccesso, dell’esclusione sociale e della mancata vita. Io della vita ho un concetto tutto mio, e questo è che la vita per me è come un fiore, qualcosa che non può rimanere sotto terra, ma che deve sbocciare, nascere e rinascere senza mai perdere la speranza; eppure chissà, la mia Sicilia è forse la terra di nessuno o di qualcuno non disposto ad essere al pari dei nessuno.

Si parla di un posto non coltivato, calpestato nei sogni ma anche nelle realtà.

Le vicende odierne ci danno la conferma di una classe politica poco coinvolta nell’incisione coerente della legge democratica sulle scelte da assumere per il bene della collettività.

Più volte siamo andati incontro ad un’amministrazione “ignara” di ciò che ci accade intorno e delle scelte che potrebbero riguardare il nostro futuro molto da vicino.

Da giorni seguo il famoso caso del Termovalorizzatore, per alcuni Inceneritore, Spazza rifiuti, Immondezzaio della Sicilia e chi più ne ha più ne metta!

Ma, insomma, alla fine e senza troppi giri di parole: di cosa stiamo parlando?

A quanto pare negli scorsi giorni il sindaco Lucio Greco avrebbe rilasciato più dichiarazioni nelle quali esplicitava il fatto di essere stato totalmente all’oscuro delle scelte faraoniche della regione, in particolare del presidente Musumeci il quale avrebbe pensato di realizzare ben 2 termovalorizzatori sul territorio siciliano, rischiando pesantemente di andare contro le linee guida europee sul rispetto dell’ambiente e per il riciclaggio dei rifiuti in maniera ecologica.

Ed effettivamente dal riciclaggio pulito fino alla cenere con pesanti impatti ambientali, con questo governo è un attimo.

Allora perché ci si chiede ancora se tutto questo possa fare bene alla città di Gela?

Il dubbio sorge, a detta dei molti comitati nascenti pro e contro l’impianto, dalla possibilità di posti lavoro per i gelesi, sempre più in miseria e costretti ad emigrare altrove.

Be, che dire, io un importante e giovanile pensiero lo riporterei a riguardo, prendendo spunto dalle parole del giovane catanese Enrico Erbele (rappresentante dell’osservatorio rifiuti di Catania), il quale con molta dedizione si è interessato al caso fin da subito.

Lui ha solo 23 anni, studia agraria, e non c’è da meravigliarsi se in questo momento si stia impegnando con tutto sé stesso nel comprendere quali danni potrebbe subire ancora una volta la sua isola perché, cari lettori, questa è roba anche da giovani!

Nessuno di noi può dimenticare i racconti dei nostri padri o dei nostri nonni su ciò che anni fa ha devastato la più bella essenza della nostra città, sterminando campi, terre e mari con l’inquinamento ambientale più famoso della Sicilia. Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze, e siamo noi, i nostri cari, i nostri figli a vivere la perenne piaga delle malformazioni, dei tumori e del morbo più contagioso che ci sia, ovvero la mentalità per cui Gela e la Sicilia siano destinate a morire senza possibilità di tornare indietro.

“Penso che il tema del lavoro sia fondamentale. Non a caso è uno dei punti di forza di questi tipi di stabilimenti, ma come è accaduto nel passato questo potrebbe essere un nuovo ricatto alla nostra terra. Si, io credo proprio che sia un ricatto”

“Perché pensi che sia un ricatto?”

“Nei primi due anni di costruzione e manutenzione dell’impianto potrebbero davvero impiegare numerosi lavoratori, ma ci siamo chiesti fino a che punto ne valga la pena? Dopo questo breve lasso di tempo i posti si ridurrebbero a numeri strettissimi, e la struttura non necessariamente potrebbe garantire l’interesse della città. Anche a Catania questo è avvenuto, e noi ne sappiamo qualcosa”

(intervista ad Enrico)

È tutto molto triste se ci pensiamo, ma questo non può certo sottrarci dalla possibilità, ancora oggi fattibile, di poter protestare e chiedere il nostro diritto ad essere risarciti dei danni subiti nel passato, e da quelli che potremmo subire ancora oggi.

Sono passati gli anni, e nessun gelese ha mai visto per esempio adottare serie misure necessarie per la bonifica del territorio inquinato.

Stiamo, inoltre, ancora lottando, in una corsa contro il tempo e la morte, per avere il diritto di essere curati nel proprio territorio, perché qui a Gela, come in molti altri comuni siciliani, l’ospedale vale molto meno di un mero ambulatorio.

Continuando, in una città grande come la nostra, non c’è ancora un’università oppure un centro di formazione valido per i nostri giovani che non sia privato o inaccessibile economicamente per la maggior parte dei nostri ragazzi bisognosi di istruzione e soprattutto di un futuro.

Insomma, quali altre parole e disagi potrei ancora scrivere. Salute, istruzione, sociale, fattore ambientale ecc. sono tutti temi dimenticati, e temo che non possano essere oscurati dalla possibilità di un posto di lavoro in più, per altro dalla durata imprecisa, e comunque troppo breve, con il rischio di una nuova ricaduta territoriale nell’oblio dell’inquinamento industriale.

L’assemblea cittadina avverrà domani pomeriggio alle 16:30 presso il Cortile delle Mura Federiciane. 

 

 

 

 

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