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Siciliani per la costituente: Salinitro, ognuno scuote Tusa dal suo sonno eterno per portarlo dalla propria  parte.

Ombre nere intorno ai Relitti greci e al “Museo dell’Antica Navigazione” di Gela.

Sebastiano Tusa ci ha lasciato e vedo che ognuno lo scuote dal suo sonno eterno per portarlo dalla propria  parte, anche chi, quando era in vita lo sopportava con fastidio.
Il compianto Sebastiano Tusa nel 2016, che anelava di vedere la nave finalmente montata ed esposta al  pubblico, sottoscrisse un accordo con l’Amministrazione Messinese, sospettando (a ragione) tempi lunghi per la sentenza che avrebbe potuto sbloccare l’avvio dei lavori di costruzione del Museo. Tale accordo, che in presenza della sentenza non ci sarebbe stato, prevedeva il montaggio della nave negli ex granai ducali e NON  nell’ex Monastero delle Benedettine.
Va detto che già prima, il soprintendente di Caltanissetta di allora, arch. Salvo Gueli e l’ex Sindaco Angelo Fasulo, avevano sottoscritto una Convenzione per l’utilizzo dei granai ducali quale luogo di trasferimento  provvisorio e montaggio della nave arcaica greca. Accordo disconosciuto da Crocetta che fa trasferire le casse  al Museo Archeologico. Va detto anche che le casse, dopo il restauro effettuato in Inghilterra giunsero a  Caltanissetta, e che fu la forte spinta dell’opinione pubblica gelese, timorosa di perdere il prezioso reperto, a  costringere Caltanissetta a trasferire le casse a Gela.
Poi il Commissario subentrato alla Giunta Messinese, il 5 marzo 2019 sottoscrive una ulteriore convenzione,  individuando nelle ex benedettine il luogo (cortile interno) dove realizzare una TECA per ospitare la nave. In  prativa un luogo angusto, insufficiente, inadatto, di dimensioni minori rispetto ai granai, un luogo da dove la  nave non potrà mai più uscire, un luogo dove le altre navi che giacciono in fondo al mare non potranno trovare posto, una collocazione che porrebbe fine alle speranze dei gelesi di avere un Museo di importanza planetaria.
Con questa scelta si pongono concrete e solide basi per lo scippo futuro della nostra storia quando il recupero degli altri relitti andrà ad arricchire altri musei, sancendo così, con l’accondiscendenza interna la morte  definitiva del nostro territorio già agonizzante e che i medici chiamati al suo capezzale più che curarlo  contribuiscono ad accelerarne la fine.
Se l’Assessore Tusa ha condiviso la scelta delle Benedettine è solo perché a marzo non c’era ancora la sentenza che da lì a poco (maggio 2019) avrebbe sancito la conclusione dell’odissea dell’iter di gara confermando la  prima ditta aggiudicataria come titolata ad eseguire l’opera. Se Tusa lo avesse saputo avrebbe già lui indicato  la strada più ovvia che altri non vogliono vedere: realizzare, senza indugi, il Museo. Il Sindaco poteva disconoscere, anche a ragione della sopraggiunta sentenza, la convenzione commissariale, ma fin troppo  precipitosamente e senza consultarsi con chi conosce la storia del relitto, il 31 maggio 2019, pochi giorni dopo  l’insediamento e pochi giorni dopo la stessa sentenza, condivide e sottoscrive una convenzione che fa  ripiombare ancora una volta nell’abisso la nostra città.
E’ incomprensibile che il Sindaco metta degli altri chiodi nell’asfalto per ostacolare la macchina che dovrebbe realizzare il Museo affermando che “occorrerebbe verificare se il progetto sia realmente concretizzabile non  solo dal punto di vista finanziario ma anche in termini di compatibilità con la natura morfologica del sito e con  l’area archeologica nella quale insiste”, e ancora, “L’architetto Daniela Vullo, attuale Soprintendente di  Caltanissetta, nonché neo commissario del Parco Archeologico di Gela, dovrebbe chiarire alcuni aspetti non  marginali: in primo luogo, come si può autorizzare nel 2019 la costruzione in area archeologica demaniale e
dove sono i 14 milioni previsti per la realizzazione del Museo dei Relitti Greci”
A me pare piuttosto singolare che un Sindaco che si dovrebbe preoccupare di stendere tappeti comodi per  investimenti nella propria città, si sostituisca ai funzionari preposti per individuare motivi per non realizzarli  indicando lui ragioni ostative anziché agire per rimuovere quelli che si presentano. Lucio Greco “dovrebbe chiarire” perciò come mai un Sindaco che dovrebbe avere a cuore che nella propria  città si realizzi un prestigioso Museo, si preoccupa di cercare ragioni per non farlo e perché cerca di riaprire  sull’opera questioni di procedura amministrativa superate da tempo, tant’è che si è espletata una gara e finalmente confermata la ditta per realizzarlo. Sono ragioni e atteggiamenti che forniscono argomenti ai nemici  della nostra città e soprattutto che possono imbrigliare di nuovo procedure da lungo tempo (non nel 2019)
positivamente concluse.
In ogni caso, caro Sindaco, sappia che l’autorizzazione amministrativa per costruire un museo archeologico in  Zona Archeologica è urbanisticamente compatibile e chi ne aveva l’autorità l’ha correttamente concessa.
Il Sindaco si pone anche l’atroce dubbio sul perché solo “10 casse sono state aperte e non tutte”. Perché caro  Sindaco dovevano essere aperte tutte? Per una esposizione estemporanea non era sufficiente aprire le casse  con i pezzi più significativi? Salvo, naturalmente, che Lei non alluda a qualcosa che i cittadini non  conoscono e che farebbe bene, però, a divulgare.
Afferma il Sindaco che “la rifunzionalizzazione del Monastero e il Museo della Nave non sono
assolutamente vincolati ne godono del principio di reciprocità attuativa”. Bene, ma se di questo il Sindaco è  convinto, allora deve sapere che la natura e la tipologia degli interventi non sono neutri, ma rispondono alla  funzione per la quale l’edificio è chiamato a rispondere. La vocazione espositiva? Ben venga! E’ ciò che  auspichiamo, ma ci sono esposizioni ed esposizioni ed ognuna richiede interventi specifici e un lay-out interno coerente con i reperti da esporre e con la storia da raccontare.
Afferma ancora il Sindaco che “Se vi saranno le condizioni per realizzare il Museo della Nave,
quest’amministrazione non si opporrà di certo”, dimentica però il Sindaco che lui e la sua Amministrazione nono sono chiamati a “non opporsi”! Ma ad agire energicamente, attivandosi per il recupero dei fondi anche  all’interno del Patto per il Sud se è necessario, perché si realizzi il Museo dell’Antica Navigazione.
A nessuno può sfuggire che, coloro che accettano oggi, a sentenza emessa, di mettere la nave in una teca  interna alle ex Benedettine, rinunciano definitivamente al Museo dell’Antica Navigazione e alla possibilità di  trattenere a Gela il resto degli antichi relitti.
A nessuno può sfuggire che se il lavoro consiste nell’incapsulare in una TECA a se stante la nave arcaica,  perché non posizionarla provvisoriamente in qualunque altro posto della città? Che so, alle Mura, al parco archeologico di bosco Littorio, ecc.?
A nessuno può sfuggire però, che con il tempo necessario ad attestare i fondi, ad attribuire l’incarico di progettazione, a progettare la Teca (che non potrà non essere di alta tecnologia e coinvolgente archeologi, progettisti, tecnici delle varie discipline), a realizzarla, a sistemare gli spazi che l’accoglieranno e a dotarli degli impianti necessari, si può procedere ad avviare i lavori del primo lotto del Museo e quei due milioni in più già stanziati (?) sommarli ai fondi per il Museo e recuperarne altri dal Patto, magari, visto che si fa a gara a voler rispettare la volontà di Sebastiano Tusa, realizzando all’interno del Museo l’Istituto di Restauro che era ciò a cui teneva più di ogni altra cosa.

Francesco Salinitro
Coordinamento Nazionale di “Siciliani Verso la Costituente”

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