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Riunione fiume del gruppo 5 Stelle all’Ars: scissione congelata

Dopo un incontro durato oltre sei ore i grillini evitano divisioni. Passa la linea di una "maggiore collegialità" nelle scelte in aula senza preclusioni. Tancredi, Foti, Palmeri e Mangiacavallo non lasciano

Una riunione fiume, durata più di sei ore e alla fine conclusa con l’obbligo del silenzio per tutti: “Basta dichiarazioni alla stampa che danneggiano l’immagine di tutti, così ci stiamo suicidando”, hanno detto tanti deputati del gruppo dopo le interviste dei vari Angela Foti, Sergio Tancredi e Matteo Mangiacavallo che hanno parlato di divisioni nel gruppo aprendo anche ad una scissione. Nessuna scissione al momento.

Dopo un lungo confronto, tra chi vuole fare opposizione ferma al governo Musumeci e chi apre ad un dialogo su alcune norme, passa la linea di mediazione del capogruppo Giorgio Pasqua: maggiore collegialità nelle scelte, maggiore peso nei vari argomenti a chi se ne è occupato nelle commissioni di merito, e nessuna preclusione a norme che arrivano in aula da parte del governo. Ma nemmeno dialogo intenso e inciuci con Musumeci & co. E passa anche la linea voluta da Giampiero Trizzino: “Se si vota tre volte contro il volere del gruppo in aula si è fuori, come accaduto per Antonino Venturino”. Nel confronto, dai toni a volte accesi, c’è chi ha rinfacciato alla Foti di non essersi dimessa da vicepresidente dell’Ars dopo essere stata eletta in questo ruolo dal centrodestra contro l’indicazione del gruppo che a maggioranza aveva scelto di puntare su Francesco Cappello. Comunque alla fine niente rottura formale.

Insomma, Foti, Tancredi, Mangiacavallo, Valentina Palmeri e Elena Pagana non rompono con il gruppo del Movimento, pur chiedendo di evitare di fare asse solo con il Pd per opporsi a tutto. La tregua è stata siglata dopo sei ore di confronto. Ma è una tregua armata, perché le divisioni di fondo sul futuro del Movimento rimangono. Come rimangono le sirene del centrodestra, che ha già fatto eleggere la Foti vicepresidente dell’Ars e promette ai ribelli candidature nelle prossime tornate (con la regola del secondo mandato come limite, interna ai 5 stelle, non sarebbero ricandidabili eccetto Pagana) e nomine. Al  momento però le sirene non hanno avuto la meglio, e il gruppo sembra aver evitato al momento scissioni formali. Ma la tenuta di questo accordo interno sarà a  breve messa alla prova in aula. (REPUBBLICA)

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