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Nasce l’associazione “Greenway delle Zolfare”

La "Ferrovia mai nata"

Nasce l’associazione “Greenway delle Zolfare”. L’atto costitutivo del nuovo organismo è stato ufficializzato. L’idea nasce per valorizzare una zona che avrebbe potuto essere un polo di attrazione della provincia nissena e che, come spesso avviene nell’ultima provincia d’Italia, viene dimenticata.

 

Un elemento della natura incredibile che un manipolo di cultori dei concetti culturali sull’ambiente  vuole rimettere in circolo per fare in modo che le istituzioni la possano curare e per promuoverne la visibilità in Sicilia e nel mondo.

Dino Terrana è il Presidente, Carmelo Scuzzarella Vice presidente, Giuseppe La Cagnina Tesoriere, Giuseppe Neri componente del Direttivo e  Antonella Corrado Segretaria. Del gruppo fa parte anche il gelese Simone Morgana responsabile della Fiab.

“La passione e la dedizione di tante persone hanno reso possibile la realizzazione della Greenway delle Zolfare – scrive la segretaria Antonella Corrado –  con la speranza che l’impegno profuso da parte di tutti gli appassionati delle Greenway delle zolfare valorizzi, nel modo che merita, le attività e gli itinerari del complesso minerario Trabia-Tallarita.

 

Ecco cosa scrive la Repubblica: “Avrebbe dovuto essere il gioiello dell’industria mineraria di Caltanissetta, ma con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e la crisi dello zolfo, della ferrovia di 92 chilometri dell’entroterra siciliano, ne rimane ben poco. Eppure il primo tratto, che doveva collegare Riesi a Canicattì, quindi le province di Caltanissetta e Agrigento, era giunto quasi al termine. A mancare in quei 42 chilometri di ferrovia erano però i binari, in un’epoca in cui il ferro venne poi impiegato a scopi bellici, lasciando monco uno splendido progetto di ingegno e architettura, oggi conosciuto come la “Ferrovia mai nata”.

 

Adesso, a quasi cento anni di distanza, un gruppo di ragazzi cerca di farla conoscere, per cercare di avviare un percorso turistico, tra le campagne di Riesi, nei pressi del fiume Salso, dove liberamente vagano maiali e la vegetazione ha ormai preso il sopravvento sulle terre dove dovevano nascere i binari che avrebbero collegato i paesi con la miniera Trabia-Tallarita, cava in auge nel Novecento. Lì lavoravano più di 1300 persone, così come altre migliaia lavoravano nelle centinaia di cave minori della provincia nissena, cuore pulsante dell’industria mineraria d’Italia fino alla crisi dello zolfo.

 

Lo stop a quella costruzione nella vallata del Salso arrivò con un regio decreto nel 1935, con vandali e ladri che immediatamente dopo fecero razzia di ferro, rame, sanitari e infissi delle stazioni ferroviarie e degli edifici di servizio portati al termine, con il marchio “Anno IX era fascista” che fa capolino nelle volte delle gallerie lungo il pendio. Tra quest’ultime, tra quelle poche ancora accessibili c’è la volta che porta alla galleria elicoidale, vero e proprio gioiello costruita per combattere il dislivello, una relizzazione che conta solo decine di architetture simili in tutto il mondo. In quelle terre che hanno per sfondo il colore degli scarti dello zolfo e della verde vegetazione rigogliosa, il bianco di quelle strutture impatta con il territorio, come una prova di forza dell’uomo che in quella terra era riuscito a costruire qualcosa di unico.

 

L’opera storica per la Sicilia, è stata ripescata per la nascita dei parchi minerari, in quelle terre dove oggi regna l’abbandono e l’inquinamento, dopo che le stesse hanno trainato l’economia delle province di Agrigento, Enna e Caltanissetta. «Siamo un gruppo di volontari con l’obiettivo di far conoscere queste zone —  ha spiegato Carmelo Scuzzarella del gruppo “La ferrovia delle zolfare diventa una Greenway” — la speranza è quella di creare un parco minerario Trabia-Tallarita e ferrovie delle zolfare. Un’area protetta da Riesi a Sommatino che comprenda le miniere e il complesso ferroviario, a scopo turistico. La nostra ambizione è di trasformare questa ferrovia incompiuta in una greenway, un percorso verde nella natura». La ferrovia mai nata il cui abbandono ha causato anche il cedimento di alcuni viadotti e il crollo di gallerie, potrebbe quindi diventare un luogo turistico che faccia leva sulla bellezza del paesaggio e sulla ricchezza e importanza storica dell’industria ferroviaria e mineraria in uno dei paesi che per mancanza di lavoro è ai primi posti per emigrazione all’estero.

 

«I primi 7-8 km della linea sono unici — spiega ancora Scuzzarella — con la linea che vanta numerosi ponti e la galleria a “S”. Questo è il tratto maggiormente visitato. Il fiore all’occhiello è però la galleria elicoidale, vera e propria ricchezza di questa ferrovia».

 

Nell’attesa che l’opera abbia un futuro migliore, a tracciare il percorso ci pensano due ragazzi, che sognano un futuro nuovo per la terra delle miniere, per fare di un’incompiuta un valore in più per le terre di Caltanissetta”.

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