La storia della settimana

Soli, abbandonati in quarantena: il grido di dolore di sei operai

Gela – Questo non è un articolo. Questo è un grido di rabbia. Noi prestiamo solo la mano, il resto lo dicono sei operai  approdati a Gela dalla Lombardia il 14 marzo scorso; autodenunciati, messi in quarantena e adesso abbandonati. Hanno la febbre e con essa, oggi sale la paura. Hanno chiamato tutti: asp, amministrazione, medici di famiglia ma non hanno avuto riscontri. Adesso chiamano noi che non possiamo far altro che dare voce al grido di dolore e sperare che le istituzioni lo accolgano. Hanno bisogno di medici e di essere rassicurati. Soli, confinati a Manfria e senza assistenza. Sono L. Astuti., L. Vitellaro, E Vella, G Vella, D. incorvaia, G. Vella. Li vedete nella foto protetti da giubotti e sciarpe. Perchè anche le mascherine si sono consumate e nessuno gliene fornisce. “E’ questa l’assistenza che si fornisce a chi, come noi, decide di proteggere sè stessi e le proprie famiglie? – raccontano gli operai – Abbiamo chiamato tutti: amministrazione, Asp, medici. Tutti. Ma restiamo confinati qui, senza assistenza. Ci sentiamo due volte al giorno solo con i medici di famiglia. Adesso abbiamo la febbre e si profila pure l’ipotesi di dividerci, così la paura e la solitudine faranno la loro parte. Dove sono le istituzioni che chiedono la quarantena volontaria e dicono, solo a parole, di offrire servizi e solidarietà. Siamo tornati a casa per le mutate condizioni di lavoro e non abbiamo ricevuto alcuna forma di assistenza”. Stanno qui, nel caseggiato che vedete in foto. Il nostro auspicio è che il loro grido sia ascoltato

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