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“La nostra vita di immunodepressi, appesa ad un filo”

Gela – Abbiamo scritto e condiviso di tutto sul tema del coronavirus. Di morti, di contagi, di sospetto, di sciacalli, denunce, mascherine. Oggi abbiamo chiesto una testimonianza ad chi ha già una patologia e vive con una preoccupazione in più. Giacomo Giurato non ha mai fatto mistero sulla sua malattia. Ci ha anche scritto un libro. Dalla sua foto non si direbbe che sia malato, eppure lo è, ma la sua forza interiore è talmente grande che riesce a trascinare tutti, anche la sua vita che trascorrere fra mille interessi e tanta speranza. Da qualche settimana, ha una paura in più.

“Mi terrorizza l’idea che per sopravvivere devo sperare che gli italiani non siano egoisti”.

Quando le difese immunitarie sono indebolite e l’intero sistema non funziona in maniera normale cresce il rischio di contrarre virus e infezioni.

Stiamo tutti prendendo precauzioni per proteggerci dall’epidemia di coronavirus. Ma alcune persone corrono un rischio più elevato di complicazioni. Si tratta di chi, come noi, soffre di patologie particolari e chi ha una difesa immunitaria bassa, siamo i cosiddetti “immunodepressi”. A parlare è Giacomo Giurato, Responsabile delle relazioni Esterne dell’AIPAMM Associazione Italiana Pazienti con Malattie Mieloproliferative che ha sede c/o il Policlinico S. Matteo di Pavia. Stiamo vivendo con molta apprensione l’evolversi dell’emergenza sanitaria e stiamo modificando le nostre abitudini quotidiane. Il mio pensiero va a tutti i medici e infermieri che operano principalmente nelle zone rosse più duramente colpite dal virus ma anche a coloro che si stanno prodigando, come nel nostro territorio, in attesa del picco del Covid-19
COSA SIGNIFICA ESSERE IMMUNODEPRESSO in piena pandemia?
Questa condizione del sistema immunitario può essere temporanea o permanente, a seconda della causa che la determina. Può anche coinvolgere aspetti diversi del sistema di difesa del nostro corpo, come la mancanza di globuli bianchi che fagocitano e uccidono i microbi o problemi nella produzione di anticorpi adeguati in risposta all’esposizione a organismi estranei. Trascorro la mia giornata con le ansie e le paure che accomunano ognuno di noi nell’affrontare questa emergenza. Viverla da paziente immunodepresso purtroppo non aiuta. Sapere di essere tra le persone a rischio non mi fa stare sereno. Come l’idea di non poter abbracciare nessuno né tantomeno di poter regalare loro un sorriso, per me che ho fatto dell’abbraccio e del sorriso la mission della mia vita. Questo paradossalmente fa ancora più male e mi fa soffrire di più. Vorrei poter abbracciare tutti i pazienti che quotidianamente mi chiamano perché vogliono una parola di conforto, vorrei poter abbracciare i medici e gli infermieri, per dire loro GRAZIE, vorrei abbracciare i piccoli pazienti in attesa di trapianto e coloro che sono reduci da un trapianto. CE LA FAREMO. Ci riabbracceremo più forte di prima, ne sono sicuro.
Essere malati di cancro al tempo del Covid-19 è più difficile che mai. Ve lo chiedo con il cuore, cercate di non entrare a contatto con le persone se non necessario, per lavoro o altro di indispensabile”.
Una persona con immunità compromessa è più a rischio di infezione perché il suo sistema immunitario potrebbe non attivare reazioni primarie naturali a minacce come febbre o altro. «Questo può consentire alle infezioni di insediarsi più in profondità nel corpo, prima che la persona si renda conto della necessità di chiedere aiuto a un medico»,
Ci spaventa pure l’idea delle difficoltà legate al mancato approvvigionamento dei nostri farmaci salvavita. A tal proposito devo pubblicamente ringraziare gli amici di CARGO EUROPE di Catania, nelle persone di Alessandro Zuccaro e Giovanni Battaglia, che si occupano di logistica, che hanno voluto offrire gratuitamente il servizio di ritiro dei farmaci salvavita c/o gli ospedali sede dei trial clinici, nel mio caso il Garibaldi di Catania.
“Io voglio vivere”!!! Quello che mi spaventa è che a differenza del tumore, in cui dovevo confidare nella volontà del Signore, nella medicina e nella mia forza, ora per sopravvivere devo sperare che milioni di persone non siano egoiste e superficiali. È una paura diversa, perché qui non posso lottare solo io, ma lo dobbiamo fare tutti. Per noi pazienti oncologici è tutto più difficile ora, non c’ è un solo bastardo a spaventarci ma ben due”.

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