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L’ analisi della questione industriale vista dalla consigliera Farruggia

Gela – Si continuano a reclamare mancati finanziamenti nel Recovery plan, forse strumentalmente qualcuno non vuole ascoltare quello che è già stato chiaramente spiegato dal vice ministro Cancelleri.

Il viceministro, con estrema semplicità e chiarezza, ha chiarito in cosa consiste il Recovery plan e quali progetti potevano essere inseriti rispetto ai requisiti e alle tempistiche dettate dall’Europa; precisando che quello che serve è una visione d’insieme. In tutto il sud Italia sono stati avviati cantieri e altri sono in progetto a breve e medio termine, cosa mai vista prima, chiaro segnale di come il governo voglia ridurre il gap meridionale nelle infrastrutture generato dai governi che lo hanno preceduto. Lascia basiti, invece, il fatto che il sindaco di Gela abbia già partecipato ad incontri al ministero sul ruolo che il nostro territorio potrebbe svolgere nel prossimo futuro. A chi ha poi riferito? con chi ha parlato? Qual è la sua visione di sviluppo? Appare lecito chiedersi se quella parte di maggioranza al governo della città, tra cui il vicesindaco Terenziano Di Stefano ed il suo gruppo, che ha ritenuto di esternare determinate dichiarazioni, fosse stata informata delle interlocuzioni in atto con i vari referenti del territorio al governo. Detto questo, non si comprende la richiesta di un consiglio monotematico sul tema del recovery plan, sembra quasi si voglia gettare fumo negli occhi ai cittadini per distrarli dalla chiara crisi di risultati della giunta Greco. Infatti, la giunta dovrebbe conoscere i paletti che l’UE ha posto sulla presentazione dei progetti per capire che i margini di discussione sono davvero pochi. A questo punto, piuttosto, potremmo chiedere un consiglio monotematico in cui il sindaco riferisca delle sue interlocuzioni con il governo attraverso i ministeri e discutere di tutte le misure che questo governo sta mettendo in campo e per i quali il comune di Gela si è candidato, sperando che possa riuscire ad ottenere i fondi relativi attraverso l’impegno ed il confronto tra le parti e non tramite attacchi sterili che non aiutano la città. Chi non rivendica i finanziamenti strappati alla città dalla Regione Siciliana, non può sicuramente permettersi di dare lezioni di impegno e buona rappresentanza del territorio a nessuno, a meno che tutto questo non sia teso a spostare l’attenzione dalle proprie mancanze su temi che dovrebbero più riguardare una visione complessiva. Ma forse il problema sta proprio nella visione.

Ieri abbiamo avuto un importante riunione sull’area ex ASI, la terza sul tema, ma alla presenza stavolta di tutti gli attori competenti ed interessati ad un rilancio della zona industriale oggi in totale abbandono. Ma come si può parlare di sviluppo quando l’area industriale è praticamente assente. E’ esattamente come la questione porto a Gela, cioè, abbiamo il mare ma non abbiamo un porto; allo stesso modo, abbiamo un importante tessuto economico fatto di piccole e medie imprese che insistono nella zona ex ASI, oggi messo a dura prova, ma non abbiamo alcuna zona industriale che possa garantire ai nostri imprenditori la sicurezza, i servizi essenziali per un impresa e soprattutto uno sviluppo della propria attività. Avevamo già ricevuto segnalazioni sul fatto che le richieste di assegnazione di nuove aree rimanessero inevase nonostante i continui solleciti. Sappiamo bene cosa voglia dire per un imprenditore fare un business plan per una nuova attività o per un ampliamento di un’attività già avviata, sappiamo come il tempo sia il peggior nemico per chi voglia investire. Bene, solo ieri, vengo a conoscenza del fatto che se da una parte la Regione Siciliana ha nominato i commissari per gestire le ex ASI in liquidazione, non è stata così solerte da assegnare loro gli strumenti giuridici ed amministrativi per poter alienare le stesse aree o per fare nuove assegnazioni ad imprenditori di buona volontà che vogliano investire e creare nuova occupazione. La domanda quindi è: cosa ci stanno a fare dei commissari liquidatori se non possono liquidare? Sarebbe anche interessante capire se siano pagati per il loro far nulla. E soprattutto perché agli imprenditori non viene detta la verità ma vengono rimballati da un impiagato ad un altro facendo loro credere che è solo un problema di burocrazia?

Ecco forse è di questo che si dovrebbe parlare ad un consiglio monotematico sullo sviluppo economico della città. Forse prima di reclamare al governo investimenti su cui non ci possono essere margini di discussione per via di paletti dettati dall’UE, potremmo reclamare alla Regione una zona industriale efficiente che possa essere messa a disposizione dei cittadini che volessero spendersi per dare un contributo allo sviluppo della comunità, prima ancora di chiedere che le aree possano essere cedute al comune che di certo avrebbe difficoltà nel gestirle visto la mancanza di organico; potemmo, ancora, chiedere alla regione che piuttosto che spendere i soldi pubblici per pagare i commissari liquidatori utilizzino quelle somme per garantire uno sviluppo economico alla nostra città, negato per troppi anni, allineando magari il costo al metro quadro dei lotti a quello delle aree industriali limitrofi e mettendo gli stessi a bando.

Si potrebbe chiedere allo stesso modo alla Regione Siciliana che sblocchi al Gela-Siracusa, al palo da troppi anni, arteria importante per la nostra economia, partendo magari dal lotto di Gela stavolta. Ma per orientare delle azioni e per questo, cercando di non sbagliare interlocutore, serve una visione.

Virginia Farruggia

Gruppo Consiliare del M5S Gela

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