editoriale

Gela si risveglia combattiva e non accetta più di essere calpestata.

Acqua, porto, rifiuti, servizi, disabili, scuole, anziani. Queste sono le priorità

Gela inizia una nuova settimana, con nuovi disturbi esterni che creano disagi alla città. La differenza questa volta è che il cittadino, pare non ci stia più a passare per quello che subisce senza reagire. Possiamo parlare della questione acqua e caro bollette, ma già sappiamo la pressione che c’è in città verso il gestore idrico, l’amministrazione, la commissariata ATO e tramite l’associazione comitato “FUORI CALTAQUA2 e Movimento Consumatori sez. di Caltanissetta verso ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ). Il comunicato letto, durante il consiglio comunale monotematico dell’8 novembre, dove non c’era margine di interpretazione delle parole proferite e della decisione presa dal comitato spontaneo stesso nei confronti di una amministrazione che probabilmente non si aspettava questa sollevazione popolare, a parare di scrive ancora troppo tiepida.

Possiamo parlare della questione porto, che se non la difiniremo una barzelletta, è solo per rispetto ai lavoratori marittimi. Il comitato del porto si è fidato, sí FIDATO, questo è il termine adatto, di (in ordine di apparizione):

  • Deputati regionali rieletti;
  • Presidenti di Regione in carica e in Campagna elettorale:
  • Assessori regionali;
  • Deputati regionali in campagna elettorale;
  • Assessori comunali passati e presenti;
  • Ministri in visita con codazzo;
  • Sindaci di 3 legislature;
  • Consiglieri comunali;
  • Presidenti di provincia e commissari provinciali;

Si sono fidati anche giornalisti videosocialtelevisivi e quotiadiani cartacei ed on line, imprenditori della marineria e non, commercianti del settore e non, cittadini e non, professionisti e non.

Insomma ci hanno preso in giro per bene, alla luce delle risposte di qualche giorno fa: non esiste nessun progetto per la riqualificazione del porto rifugio.

Ad onor del vero qualcuno aveva nutrito dei dubbi atavici sugli scaricabarile degli ultimi mesi. Il mare, il sole la spiaggia, la piscina, l’abbronzatura, i selfie e le elezioni comunali davanti a tutto, avevano portato nei discorsi di piazza la risoluzione dei problemi annosi della città. Uno schieramento ha vinto e gli altri hanno perso ma…non si vede un granché della risoluzione promesse dei vari problemi che insistono in città da anni.

Non parliamo volutamente dei fondi Eni che ancora oggi non si sa dove sono andati a finire, se fermi in qualche cassetto o hanno preso vie diverse nei portaoggetti di qualche automobile. Insomma non si trovano, come i progetti da presentare in regione…che si saranno arenati in qualche pozzanghera sulla via di Palermo, chissà.

Invece parleremo di ciò che successo sul finire della settimana passata.

Dulcis in fundo Corso Salvatore Aldisio, con il suo cantiere all’altezza di largo San Biagio, dove le transenne sono ormai un reperto storico per colpa della società che gestiva il distributore(?)

Il 4 giugno, grazie al MOVIMENTO CIVICO GELA COM’ERA, partiva la denuncia di una perdita d’acqua. Sono trascorsi esattamente 5 mesi e 10 giorni (170 giorni circa di perdita d’acqua nel sottosuolo e per strada …..scusate ma chi paga.???) prima che qualcuno si decidesse a scavare per cercare di riparare il guasto. Bene!!!ma il problema qual è ? direbbe qualcuno..

La strada è stata chiusa senza avvertire NESSUNO…ma soprattutto senza mettere un segnale nelle zone antistanti la piccola piazzetta..risultato? Il caos piu totale

Ambulanze che non sanno dove andare, anche scortate dalla polizia, motorini e scooter che salgono sui marciapiedi, genitori che per accompagnare i figli a scuola devono fare gincane incredibili. Per non parlare dei commercianti che di punto in bianco non si vedono più avventori perché la strada è chiusa. Cittadini che imbufaliti che non si raccapezzano più, insomma il caos totale. Il cittadino quindi no ci sta è inizia a spazientirsi, il commerciante non vende, il cittadino ha seri problemi per portare i figli a scuola, i mezzi di soccorso che devono infilarsi in vie contromano con i rischi che ne conseguono. In tutto ciò senza un controllo da parte dell’amministrazione comunale.

Il cittadino deve farsi parte diligente se ci sono problemi oggettivi, ma sono l’amministrazione e le maestranze che devono evitare queste problematiche, farsi parte diligente, affinchè non si crei questo disastro. Invece al cittadino Non resta altro che manifestare civilmente e sentirsi irridere, da chi dovrebbe risolvere i problemi, maestranze o amministrazione che sia. Questo stile tipico del Marchese del Grillo “ io so io e voi……” è tipico di una città che sta lentamente morendo. Ma abbiamo visto in questi ultimi giorni gente risvegliarsi dal torpore, iniziare a manifestare, non cedere al ricatto della politica e del brutto ad ogni costo. Gela è dei gelesi, probabilmente negli ultimi 30 anni ha deciso di non decidere, ha votato il meno peggio, ma si è risvegliata, sta prendendo per mano questa città e la sta lentamente tirando fuori dal pantano in cui è stata gettata violentemente, senza un minimo di rispetto per chi ci vive.

La città ha bisogno di cittadini attivi non di cittadini che urlano. Ha bisogno di servizi, perché nemmeno quelli minimi esistono. La città ha bisogno di sviluppo, quello vero quello che il cane a sei zampe avrebbe potuto iniziare ma che ha deciso di sfruttare invece che sviluppare. La città ha bisogno dei giovani, che sono stanchi di avere scuole fatiscenti e che non vorrebbero andare via. Gela ha tutto per risollevarsi, ma il primo a risollevarsi deve essere il cittadino, scrollarsi di dosso quel cencio putrido che la politica gli ha gettato addosso ed iniziare a chiedere  propri diritti che non esisto ad oggi. Deve solo pagare, sottostare a ciò che decidono altri, quartieri abbandonati, strade distrutte, dove chi posa opere poi dimentica volutamente e anche per negligenza, di restaurare il luogo in modo consono. Bisogna rialzarsi e prenderci per mano ed iniziare a coccolare questa città, dalla sicurezza ai bambini. Oggi gela è una neonato che non ha nulla. Insegniamogli a camminare, come una famiglia si stringe al nuovo nato e porta regali e carezze. Di schiaffi ce ne hanno dati abbastanza ora sarebbe il caso di iniziare a dare schiaffi un pò noi, a chi ci ha lautamente usato.

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