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Un clic e ti intercettano il telefono. Ecco come agiranno i trojan

L’infezione avviene così: al vostro cellulare arriva una mail, un messaggio, un aggiornamento o un link da cliccare. Pensate sia innocuo, invece è un “cavallo di troia” che permetterà a un virus di infettare il vostro dispositivo (cellulare, computer, tablet) e metterlo a “disposizione” del magistrato. Dopo l’approvazione alla fiducia sul dl Intercettazioni, si avvicina il via libera definito alla nuova pratica investigativa con l’utilizzo dei “captatori informatici”: i cosiddetti trojan.

Il loro impiego è previsto dal decreto legge 216 del 2019, approvato oggi al Senato e ora in viaggio verso Montecitorio per l’ok definitivo che dovrà arrivare entro marzo, data in cui è previsto l’avvio della nuova normativa. Nella recente guerra contro il premier Conte, Renzi si era detto contrario aizzando i litigi nella maggioranza. Ma poi ha ceduto il passo, dando mandato ai suoi di votare la fiducia (ma senza presentarsi personalmente in Aula).

L’uso dei trojan era già stato normato dalla riforma Orlando del 2017 e il decreto firmato dal ministro Bonafede non ha fatto altro che ampliarne il campo di applicazione sulla scia della legge “Spazzacorrotti”. Oltre ai già previsti reati per mafia e terrorismo, la legge ne prevede l’utilizzo anche per i crimini dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. Inoltre, è saltato pure un altro confine: quello che prevedeva la sospensione delle captazioni quando l’indagato si trovava nel privato dell’abitazione (a meno che in quel preciso istante non si stesse consumando un reato). Ora tutto è ascoltabile, pure in camera da letto.

I punti critici sono diversi, evidenziati – come rivelato dal Giornale – anche dagli esperti ascoltati dalla Commissione giustizia del Senato nel corso della audizioni. Molti dei rischi riguardano la privacy: il timore infatti è che lo strumento possa trasformarsi in una “rete” a strascico e andare ben oltre il campo di applicazione, sfruttando le evidenti lacune della normativa. Perché se è vero che è permessa l’intercettazione della telefonata di un indagato, cosa diversa è scandagliarne tutta la vita o quella di chi lo incontra. Inoltre, la legge non indica “come” il trojan possa essere inserito nei cellulari, né impedisce esplicitamente l’uso di server cloud posizionati all’estero. Senza contare che il malware, tecnicamente, non può solo attivare il cellulare per trasformarlo in un microfono portatile a disposizione dei pm. Ma è in grado anche di accedere alla telecamera, alle mail, a quello che appare sullo schermo, agli sms. Inoltre non è da escludere la possibilità che si possano “caricare” materiali “ad hoc” nel dispositivo dell’indagato. Le intercettazioni saranno affidate a imprese private: chi le controllerà? Manomettere un dispositivo significherebbe commettere un reato, certo. Ma dimostrarlo è complicato e comunque avverrebbe a danno ormai fatto. Senza contare che le stesse società sono scettiche sulla possibilità di inviare i file con le registrazioni secondo le regole definite dal ministero garantendone la totale “autenticità” e “segretezza”. E nessuno sa se alla fine delle operazioni dovranno cancellare o meno i file dai loro server.

Un altro punto di criticità riguarda l’uso delle intercettazioni mediante “captatore informatico” anche per reati diversi da quelli per cui si sta indagando. La legge Orlando imponeva una “drastica limitazione” ai magistrati. Poi però una recente sentenza della Cassazione ne aveva permesso l’utilizzo in caso di reati connessi. Esempio: sto indagando per corruzione e scopro che il soggetto potrebbe aver evaso le tasse. Ma cosa succede se scopro che ha commesso un crimine non “connesso”? Col nuovo decreto, i nastri saranno sempre utilizzabili se il “nuovo” reato rientra tra quelli per cui è utilizzabile un trojan. Affilando così le armi di chi indaga.

Il captatore è già stato utilizzato dalle procure, come nel caso dello scandalo Palamara al Csm. Certo ci saranno dei limiti, le conversazioni saranno conservate in un server in procura sotto il controllo del procuratore e il pm deciderà quali conversazioni sono “rilevanti” e quali “no” (che però a quel punto non saranno coperte da decreto). Ma le ombre non mancano. E all’orizzonte si staglia il Grande Fratello di Stato.

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