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Si avvicina la fase 2, dal 4 maggio ripartono molte attività produttive: la ripresa però sarà graduale

Si avvicina la fase 2. Dal 4 maggio potrebbero partire le nuove regole per il rilancio delle attività al momento paralizzate. Il pressing delle Regioni, tra cui la Sicilia, si fa più forte e si chiede di accelerare l’uscita dal lockdown che sta sì aiutando a contenere l’epidemia del Coronavirus ma rischia di paralizzare il Paese fino a uno stato irreversibile.APERTURE DIFFERENZIATE. Una delle ipotesi, spiega Fabrizio Starace, psichiatra del Consiglio superiore di sanità e componente della task force, è quella di aperture differenziate tenendo conto delle caratteristiche dei vari territori. Ma la sua è l’unica voce che si leva in una giornata in cui era attesa una nuova riunione degli esperti: la task force, insediata da poco, ancora non è pronta a fornire le prime indicazioni all’esecutivo – inizialmente si era ipotizzato entro il fine settimana – e non si è nemmeno più riunita in plenaria dopo la videoconferenza del giorno di Pasquetta. Certo, ci si è divisi in vari sottogruppi e alcuni compiti sarebbero stati assegnati anche a singoli componenti, ma una plenaria era attesa ieri pomeriggio e invece è stata rinviata.
APERTURE IN BASE AL RISCHIO. Un’altra ipotesi sul tavolo riguarda aperture in base al rischio. Una delle prime griglie a cui la Task force sta lavorando riguarda infatti la suddivisione delle attività produttive a seconda di quanto è alto il pericolo di contagio, associando a ciascun codice Ateco una “classe di rischio integrato”. Uno schema della tabella, che associa ad ogni codice di attività produttiva un rischio basso, medio o alto ricordando se la stessa attività è stata sospesa o meno a causa dell’emergenza Covid, circola in queste ore nella maggioranza e potrebbe essere una delle basi su cui il governo potrebbe lavorare nei prossimi giorni.
La tabella, per ogni attività produttiva, assegna una classe di aggregazione sociale – in ordine numerico crescente – e una classe di rischio integrato. Si va ad esempio dalle industrie alimentari, che prevedono una classe di aggregazione sociale pari a 1 e un codice di rischio integrato basso, al settore del trasporto aereo, con un’aggregazione sociale pari a 3 e un codice di rischio integrato alto. Tra le attività con rischio alto, nello schema di lavoro che è ancora ad fase transitoria, c’è quella dell’assistenza sanitaria e quella dell’assistenza sociale non residenziale. Rischio “medio-alto” per attività riguardanti lotterie, giochi e scommesse mentre per le attività di ristorazione, secondo la tabella, il rischio sarebbe “medio-basso”. Non sempre ad un tasso di aggregazione sociale alto corrisponde un rischio contagio elevato. Le attività sportive, di intrattenimento o di divertimento presentano una classe di aggregazione sociale pari a 4 (il massimo previsto) ma una classe di rischio integrato “medio-basso”.
MASCHERINE E APP. Il manager bresciano avrebbe comunque intensificato i contatti con il comitato scientifico e con il commissario Domenico Arcuri. Tra i temi sul tavolo le esigenze di mascherine quotidiane se si dovesse far rientrare tutti al lavoro: se si decidesse di renderla obbligatoria per tutti per uscire di casa – come già sta accadendo in alcune Regioni – il fabbisogno crescerebbe a dismisura e di sicuro non si sarebbe pronti dall’inizio di maggio.
Arcuri e Colao avrebbero discusso anche di metodi di tracciamento attraverso app anti-contagio che, ha detto poi Arcuri in tv, sarà volontaria e sperimentata in “alcune regioni pilota”, mentre i test sierologici sul campione di 150mila persone saranno avviati da inizio maggio.
C’è poi il grande nodo degli spostamenti e delle regole con cui riorganizzare l’accesso agli esercizi commerciali, dai negozi a bar e ristoranti, per consentire un rientro in sicurezza alla “nuova” normalità. Ma la Task force al momento è in stand by, visto l’iperattivismo dei governatori.

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