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Ospizio marino: oggi si ripulisce l’Acropoli

Gela – Il Comitato Ospizio Marino ci ha preso gusto a vedere parte della città pulita ed ordinata. Ora vuole fare di più. Oggi alle 14/14:30 , con l’avallo della direzione del Parco archeologico di Gela, darà il via ai lavori di pulizia dell’Acropoli, il cuore della città antica dove risiedeva la vita pulsante del popolo dell’antico agglomerato urbano della Gela greca del VI, V, IV secolo a. C. “Siete tutti invitati a partecipare – dice il presidente del Comitato di quartiere Ospizio Marino D’Aleo – così avremo anche il piacere di pulire l’Acropoli, culla della nostra civiltà e testimonianza viva della nostra storia”. Ecco come si presenta oggi quello che dovrebbe essere il gioiello dell’economia di Gela:

 

L’acropoli di Gela o acropoli di Molino a Vento è l’area in cui sorgeva l’antica città di Gela.

Le più antiche evidenze archeologiche dell’area risalgono all’età del Rame con la facies di S. Cono-Piano Notaro risalente alla seconda metà del IV millennio a.C. e la prima metà del III millennio a.C. Sono presenti delle tombe a fossa circolare circondate da lastre in pietra verticale poste a ovest del tempio B, il tempio arcaico. Lungo il pendio settentrionale vi sono tracce di un villaggio capannicolo dell’età del bronzo antico appartenente alla facies di Castelluccio, 2200-1450 a.C. La fondazione della colonia greca avvenne nel 688 a.C. (Tucidide, VI 4.3) da coloni di Rodi e Creta guidati da Antifemo e Entimo nell’area dell’attuale acropoli. Tuttavia sono stati ritrovate tracce di una presenza stabile già dal’VIII sec a.C. che darebbe conferma della notizia di Tucidide secondo cui prima della fondazione giunsero dei rodioti di Lindos che si stabilirono nell’acropoli chiamando l’insediamento Lindioi.

Planimetria dell’acropoli di Gela. Poco resta delle prime costruzioni precoloniali in quanto realizzate con mattoni crudi e legno, mentre appaiono più consistenti le documentazioni del VII sec a.C. con la costruzione di edifici sacri (Edificio I e II) realizzati con pietre e ciottoli di fiume. Si segnala inoltre della stessa epoca un sacello in antis (Tempio A) riaffiorato sotto le fondazioni del tempio B. Nel VI sec a.C. avvenne un rinnovamento dell’area con la costruzione del muro di cinta a nord e la realizzazione dell’assetto urbanistico con pianta regolare. Fu così tracciata la plateia con asse est-ovest e le stenopoi. Sorsero nuovi edifici sacri come l’edificio VII e l’VIII. Inoltre venne eretto il tempio B, con 6 colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi, la costruzione era dedicata ad Atena Lindia. Sotto le tirannidi di Cleandro, Ippocrate e Gelone l’impianto urbanistico assunse un assetto definitivo con isolati da 30,50 m separati da stenopoi larghi 4 m.[1] L’assetto venne mantenuto sino al IV sec a.C. Nel V sec a.C. gli edifici vennero costruiti con blocchi di arenaria nel settore settentrionale dell’acropoli. Venne poi eretto l’edificio VI da cui provengono le antefisse esposte al museo. Mentre nel settore meridionale ad est del tempio arcaico (21×12 m) sorse un tempio dorico dedicato ad Atena in onore della vittoria greca sui Cartaginesi nella battaglia di Himera del 480 a.C. Dell’edificio resta poco, tracce del basamento e una colonna. Molto materiale infatti venne asportato in epoca federiciana. Infine il tempio dedicato forse a Zeus Atabyrios nella parte occidentale dell’acropoli.

Dopo la distruzione operata dai Cartaginesi nel 405 a.C. sull’acropoli furono realizzati altri edifici a pianta rettangolare come l’edificio XII e XIII. Il XII era un tempio dedicato al culto di Demetra.Nella seconda metà del IV sec a.C. la città ebbe un momento di rinascita con Timoleonte. L’acropoli venne di nuovo trasformata. Vennero eliminate alcune strade e lo stenopos III prolungato sino a sopra il basamento del tempio B. Gli edifici vennero distribuiti in maniera meno regolare e destinati ad un uso artigianale, come l’edificio XIV. L’abbandono definitivo della zona avvenne nel 282 a.C. a seguito della distruzione della città operata dal tiranno di Agrigento Finzia.

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