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Le maschere di Pirandello all’EschiloLab

Gela – Don Lolo’, Enrico e Chiarcaro, i loro dialoghi risuoneranno grazie alle letture di Franco Longo e Orazio Digiacomo che portano all’attenzione del pubblico dell’EschiloLab: si torna alla cultura con brani scelti da La giara , Enrico IV, La patente, a partire da domani sera alle 21.

Sono solo alcune delle ‘maschere’ eternate da Pirandello nella sua produzione artistica rimaste da oltre un secolo a dipingere l’uomo, le sue paure, la sua voglia di nascondersi o quella di apparire oltre al suo sé. Pirandello, specchio dei tempi, si interroga su cosa fosse la realtà e cosa fosse l’apparenza. Le sue pagine saranno al centro di un incontro letterario previsto per domani sera alle 21 all’Eschilo Lab che, come ogni anno, si propone come luogo di intrattenimento letterario e non solo come luogo di incontro e di intrattenimento sociale e musicale.

“Persona” in latino significa letteralmente “maschera d’attore” ed indica il ruolo che viene recitato dall’uomo durante la vita di tutti i giorni, l’uomo è costretto a recitare e ad indossare una maschera per farsi accettare dalla società in cui vive. Il concetto che Pirandello vuole mettere in primo piano è la ricerca continua della propria identità la quale non è possibile da individuare poiché in ogni individuo vi sono più personalità, l’autore sostiene la presenza di una maschera anzi per la precisione di più maschere che l’essere umano cambia e ricambia a seconda del luogo, della circostanza in cui si trova.  La maschera è uno dei temi fondamentali affrontati nei testi di Pirandello, essa diventa una sorte di metafora di un atteggiamento dell’uomo che assume in diverse situazioni e circostanze. Secondo Pirandello la vita dell’uomo è in continuo cambiamento, questo pensiero viene definito dallo stesso Pirandello come “vitalismo”, tale definizione sta a significare un continuo cambiamento da uno stato all’altro, chiunque crede di essere “uno” sia per sè che per le persone che circondano l’individuo, ma la verità è che ci sono più individui diversi in ognuno di noi a seconda di chi ci guarda. Ciascuna di queste forme è una maschera,  secondo l’autore l’uomo è quasi costretto ad indossare diverse maschere nella vita di tutti i giorni e questo è anche “causato” dalla società, egli infatti sostiene che la maschera indossata sia conforme a ciò che gli altri si aspettano da noi. Ognuno di noi quindi, indossa una maschera e continua a farlo fino a quando questa non diventa una “maschera di piombo” dalla quale il soggetto cercherà di liberarsi come se fosse una vera e propria trappola, tuttavia quando l’uomo riesce a levarsi la maschera viene visto da coloro che lo circondano come un uomo diverso, rifiutato come accade ne La patente.

«…Rosario Chiarchiaro s’è combinata una faccia da jettatore che è una meraviglia a vedere. S’è lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; s’è insellato sul naso un pajo di grossi occhiali cerchiati d’osso che gli danno l’aspetto di un barbagianni; ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d’India in mano col manico di corno.

L’opera che rispecchia pienamente il pensiero di Pirandello sulla maschera è Uno, nessuno, centomila, romanzo fra i più famosi pubblicato nel 1926. Per Pirandello la maschera è una sorta di mistero ed è ciò che ci permette di conoscere una persona

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