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Eschilo ancora vivo dopo 2475 anni: celebrazione al Liceo

Alla presenza del Presidente della Regione

Gela – In occasione del 2475 dalla morte di Eschilo, il liceo classico diretto dal prof. Maurizio Tedesco, che  porta il nome del tragediografo greco da 100 anni circa, ha organizzato un momento celebrativo che si terrà nell’auditorium dell’istituto il 16 dicembre alle 10.30. L’occasione è giusta per l’annullo filatelico che si terrà alla presenza del Presidente della Regione Nello Musumeci, la cui presenza è da più parti richiesta per altre istanze e che interviene per questo momento culturale della città. Il presidente arriva in città alle 10, incontra i giornalisti in una sala del Liceo e poi parteciperà alla manifestazione culturale che vuole mettere al centro della giornata la figura di Eschilo da quasi 2500 sulla scena del mondo. E quando si dice sulla scena, non si intende un luogo comune, ma proprio sulla scena dei teatri dove, a distanza di due millenni e mezzo, vive ancora con i suoi scritti dai sapori eterni. Questa è la vita infinita di un poeta: imprimere nelle parole concetti di eternità che appartengono all’uomo che è stato, è e sarà una molteplicità di tipologie dell’animo sempiterne.

 

Eschilo (in greco antico: Αἰσχύλος, Aischýlos; Eleusi, 525 a.C. – Gela, 456 a.C.) è stato un drammaturgo greco antico, figlio di Euforione del demo di Eleusi. Viene unanimemente considerato l’iniziatore della tragedia greca nella sua forma matura. È il primo dei poeti tragici dell’antica Grecia di cui ci siano pervenute opere per intero, seguito da Sofocle ed Euripide.

Nato a Eleusi intorno al 525 a.C., di famiglia nobile, fu testimone della fine della tirannia dei Pisistratidi ad Atene, nel 510 a.C. Combatté contro i persiani nelle battaglie di Maratona (490 a.C.), di Salamina (480 a.C.) e di Platea (479 a.C.)[2]. A proposito della battaglia navale di Salamina, di cui il poeta dà il resoconto ne I Persiani, è interessante notare come la tradizione assegni lo stesso giorno, sulla stessa isola, alla nascita di Euripide. Nello stesso periodo, si dice, il giovane Sofocle intonava i primi peana.

 

Eschilo fu forse iniziato ai misteri eleusini, come farebbe intendere Aristofane ne Le rane, e secondo alcune leggende sarebbe stato persino processato per empietà, dopo averne rivelato i segreti, e questa sarebbe la causa del suo secondo esilio a Gela, in Sicilia, dopo il suo ultimo grande successo nel 458 a.C. con l’Orestea.

In realtà, sembrerebbe piuttosto aver risposto all’invito del tiranno Gerone, per cui fece rappresentare I Persiani e scrisse le Etnee per celebrare la fondazione della città di Aitna. In Sicilia morì nel 456 a.C.: secondo Valerio Massimo sarebbe morto per colpa di un gipeto, che avrebbe lasciato cadere, per spezzarla, una tartaruga sulla sua testa, scambiandola, data la calvizie, per una pietra e questo sarebbe avvenuto a Gela, città greca in grande espansione a quel tempo. Sul suo epitaffio non furono ricordate le vittorie in ambito teatrale, ma i meriti come combattente a Maratona, dove aveva combattuto coraggiosamente anche suo fratello Cinegiro, morto in quell’occasione

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